La Casa d’accoglienza protetta per donne che subiscono maltrattamenti e violenza è stato uno dei progetti che abbiamo gestito per molti anni in convenzione con il Centro Antiviolenza del Comune di Venezia e la Fondazione Roberto e Carla Marzoli.

La Casa d’accoglienza, intesa come una risorsa alla quale il Centro Antiviolenza del Comune di Venezia fa riferimento in un’ottica di stretta e costante collaborazione, è stata aperta l’8 marzo 1996 e ha ospitato donne e bambini/e.

È stata pensata come una vera e propria abitazione nella quale trovano temporanea ospitalità quelle donne, con gli/le eventuali figli e figlie, che necessitano di sottrarsi da situazioni di violenza e maltrattamenti tali da porre in serio pericolo la loro incolumità psico-fisica o che, ad un certo punto della loro vita, hanno sentito il bisogno di fermarsi e di guardare in modo diverso il proprio quotidiano violento.
La Casa è un luogo sicuro e protetto e, per tale ragione, l’indirizzo e il numero telefonico sono strettamente segreti. La segretezza nasce da una necessità oggettiva di tutela fisica della donna, ma anche dalla possibilità di offrire uno spazio e un tempo in cui la donna possa non aver paura. Sottraendo la donna dalla situazione di maltrattamento contingente, la Casa ha la funzione di garantire uno spazio fisico in cui essa possa rivedere e affrontare la propria situazione.
La permanenza delle donne nella Casa rappresenta il primo passo di un percorso, il cui scopo principale è quello di promuovere condizioni funzionali ad iniziare un processo di ridefinizione di sé e di affermazione della propria autonomia. La Casa d’accoglienza diventa, così, un luogo in cui le donne hanno la possibilità di raccontare la loro storia violenta, di confrontarsi con altre donne e di mettersi in gioco come protagoniste di relazioni altre da quelle che hanno vissuto.

Se vuoi approfondire il lavoro che abbiamo realizzato nelle case di Accoglienza puoi consultare “Case di Donne.  Le case del centro Antiviolenza del comune di Venezia Percorsi femminili per uscire dalla violenza”.